Il pronto soccorso (PS) è da sempre il luogo di riferimento per emergenze acute e situazioni a rischio imminente. Tuttavia, in Italia capita spesso che pazienti con dolore cronico vi si rivolgano ripetutamente, nonostante il dolore cronico sia una condizione ben definita e distinta dal dolore acuto. Ma perché questo accade? Quali sono i fattori alla base di questi accessi ripetuti al PS? E quali percorsi alternativi si potrebbero mettere in campo per alleviare la pressione sugli ospedali e migliorare la qualità della vita di chi soffre di dolore cronico?
Il dolore cronico: non solo sintomo, ma malattia a sé
Un errore comune, anche tra operatori sanitari, è considerare il dolore esclusivamente come un sintomo legato a una causa fisica acuta o risolvibile. In realtà, il dolore cronico è riconosciuto a livello clinico come una malattia, con caratteristiche proprie, che richiede approcci specifici.
La definizione clinica internazionale parla chiaro: si parla di dolore cronico quando il dolore persiste per oltre tre mesi, al di là della normale guarigione tissutale. Questa soglia temporale è fondamentale: il dolore che continua a protrarsi oltre questa durata cambia la sua natura e impatta profondamente sul sistema nervoso centrale, influenzando emozioni, comportamento e qualità della vita.
Pensiamo, per esempio, a una persona che convive con dolori lombari da più di sei mesi. Non si tratta più di un campanello d’allarme isolato, ma di una condizione complessa che coinvolge fattori fisici, psicologici e sociali e che richiede un intervento multidisciplinare e non solo farmacologico o chirurgico.


Sotto-trattamento del dolore cronico e motivi sistemici
Nonostante la Legge 38/2010 abbia introdotto importanti strumenti per il diritto alle cure Gran bel post da leggere palliative e al trattamento del dolore, in Italia il dolore non gestito rimane purtroppo un problema diffuso. A soffrirne sono soprattutto i pazienti con dolore cronico, che spesso non ricevono una diagnosi corretta e tempestiva, né un percorso terapeutico adeguato.
Il risultato? Molti pazienti finiscono per rivolgersi più volte al pronto soccorso, attratti dall’urgenza e dalla facilità di accesso immediato. Ma questo non risolve il problema: il pronto soccorso non è strutturato per gestire efficacemente dolori cronici complessi, e si rischiano così accessi ripetuti con elevato disagio sia per i pazienti che per il personale sanitario.
Le cause di questo sotto-trattamento sistemico
- Carente formazione dei medici di base: spesso manca un’adeguata preparazione specifica per la valutazione e gestione del dolore cronico, con conseguente difficoltà a riconoscerlo e indirizzare il paziente verso il percorso più appropriato. Misurazione del dolore poco diffusa o scoordinata: la percezione soggettiva del dolore non sempre è misurata con strumenti validati in modo sistematico, creando una barriera alla corretta presa in carico. Scarso sviluppo e diffusione di centri multidisciplinari del dolore: realtà fondamentali per la gestione integrata di pazienti con dolore cronico, ma poco presenti su tutto il territorio nazionale.
Dove indirizzare chi soffre di dolore cronico: percorsi alternativi al pronto soccorso
La chiave per ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso è rafforzare e diffondere percorsi alternativi dedicati a chi convive con dolore cronico. Questi prevedono un’approccio multidisciplinare e a lungo termine, che include:
Centri multidisciplinari del dolore: strutture dove lavorano in sinergia anestesisti, psicologi, fisioterapisti, neurologi e altri specialisti per una valutazione globale e personalizzata del paziente. Terapie cognitivo-comportamentali (CBT) per il dolore: interventi psicologici mirati ad aiutare il paziente a gestire gli aspetti emotivi e comportamentali connessi al dolore cronico, riducendo l’ansia e la percezione negativa. Uso di cannabis terapeutica su prescrizione per indicazioni refrattarie: un’opzione farmacologica autorizzata per pazienti che non rispondono agli altri trattamenti standard, da utilizzare sempre sotto stretto controllo medico.La diffusione di questi percorsi alternativi non soltanto migliora la qualità della vita del paziente, ma contribuisce anche a contenere il sovraccarico di strutture non adeguate come il PS.
Prezzi di farmaci o visite? Un falso problema nei motivi degli accessi al PS
Quando si parla di accessi impropri al pronto soccorso per dolore cronico, è frequente sentire citare il costo di farmaci o visite specialistiche come motivo principale. In realtà, questo è solo una parte del quadro e spesso una scusa che semplifica troppo la realtà.
Molti pazienti raccontano di aver rinunciato a visite private o farmacologici più costosi e si sono rivolti al PS quando la sofferenza è diventata insopportabile, proprio perché non hanno ricevuto un percorso sanitario pubblico adeguato e tempestivo. Il vero problema rimane quindi il mancato accesso facilitato a cure specifiche e multidisciplinari, non la semplice questione economica.
Conclusioni: serve un cambio di paradigma
Riconoscere il dolore cronico come malattia complessa e non solo come sintomo significa soprattutto cambiare approccio nel sistema sanitario. Formare meglio i medici di base nella valutazione e gestione del dolore, sviluppare in ogni regione centri multidisciplinari, promuovere terapie cognitivo-comportamentali e farmacologiche personalizzate, compresa la cannabis terapeutica quando indicata, sono passi imprescindibili.
Solo così potremo ridurre il numero di pazienti che si presentano ripetutamente al pronto soccorso per un dolore non gestito e offrire loro un percorso assistenziale adeguato, umano e efficace.